martedì 1 novembre 2016

Renzo Piano - Analogie tra architettura e cinema

Renzo Piano - Fonte immagine: http://www.artslife.com/

Architettura e cinema hanno senza dubbio un profondo legame, sono due arti che si basano sulla percezione visiva e sulle emozioni, le definirei arti del movimento. L'architettura è anche movimento, è l'esperienza dello spazio mentre lo percorriamo o lo osserviamo da diverse angolazioni.
Da studentessa di architettura mi affascina questo tema, in particolare mi ha molto colpito il discorso tenuto da Renzo Piano in occasione della Festa del Cinema di Roma, incontro al quale ho assistito l'anno scorso e che si è tenuto all'Auditorium Parco della Musica, da lui progettato.

Scena finale di Zabriskie Point - Fonte immagine: http://www.adrianoapra.it/

L'intervento di Renzo Piano si è aperto con la proiezione del finale di Zabriskie Point, un film di Michelangelo Antonioni; si tratta della scena dell'esplosione di un edificio, viene ripetuta più volte e zoommata fino a far vedere le singole parti che esplodono. Indumenti, libri, cibo, arredi, frammenti di vita che volano nel cielo e colorano lo schermo. L'intervento di Renzo Piano all'Auditorium inizia con le immagini dell'esplosione di una villa, un gesto provocatorio che racchiude in sé le analogie tra architettura e cinema, il procede per frammenti e l'indagare delle emozioni umane.



Centro Culturale Jean Marie Tjibaou, Nuova Caledonia - Fonte Immagine: http://www.rpbw.co

Renzo Piano afferma che il lavoro dell'architetto è un lavoro avventuroso. Si tratta di un'avventura reale, in cui l'architetto deve destreggiarsi tra numerose problematiche. Racconta infatti che durante la costruzione del Centro Culturale Jean Marie Tjibaou in Nuova Caledonia ci furono numerosi tifoni,  durante la realizzazione dell'aeroporto di Osaka invece si registrarono 36 terremoti e nel cantiere di ricostruzione di Potsdamer Platz a Berlino, dopo la caduta del muro, furono trovate 7 bombe inesplose. Per la realizzazione di The Shard (La Scheggia), grattacielo di Londra, invece vennero reclutati 20 alpinisti e altrettanti minatori, i quali scoprirono anche una villa romana.

L'avventura si estende anche al fare insieme le opere, il lavoro dell'architetto, così come quello in ambito cinematografico, è un lavoro d'equipe. Il cantiere è un luogo di tolleranza dove viene superata la diversità delle culture e dove ogni contributo può essere un punto di forza.


Renzo Piano - TheAcademy Museum of Motion Pictures, Los Angeles
Fonte immagine: http://inhabitat.com/
Secondo Renzo Piano, l'architetto è come un cineasta e si occupa di una strana miscela multidisciplinare. E' un continuo spostarsi da un mestiere a un altro, indagare diversi aspetti della vita, essere umanista e scienziato allo stesso tempo. 
L'architetto lavora per sequenze, per frammenti che devono diventare un tutt'uno. Dalla luce all'ombra, dallo spazio compresso allo spazio espanso. L'architettura è l'arte di fare un mosaico, ci stai vicino e poi ogni tanto ti devi allontanare. Questo allontanarsi, per gli architetti, avviene negli anni.  La magia è quando i pezzi diventano un tutto. 
Durante l'incontro, Renzo Piano esplica questa sua concezione mostrando un progetto al quale sta lavorando: The Academy Museum of Motion Pictures, Los Angeles. Un museo del cinema commissionatogli da registi e produttori cinematografici, il progetto si sviluppa infatti come una sequenza di stanze, si passa da uno spazio all'altro, si attraversa l'opera facendone esperienza attraverso il movimento. 
"La bellezza è utile, aiuta a cambiare la gente, aiuta a cambiare il mondo".


Renzo Piano, Richard Rogers, Centre Pompidou, Parigi
 Fonte immagine: https://it.pinterest.com/
Renzo Piano, Richard Rogers, Centre Pompidou, Parigi
Fonte immagine: https://www.centrepompidou.fr
Scherzando e raccontando diversi aneddotti sulla realizzazione del Centre Pompidou a Parigi, Renzo Piano dice di nascondersi dietro un pilastro per guardare la gente, per vedere la sua opera attraverso i loro occhi e carpirne le reazioni. 
"Non bisogna guardare gli edifici in sé ma dobbiamo vederli riflessi negli occhi della gente, nelle loro emozioni".
E come racconta lui stesso quest'opera, conosciuta anche come Beaubourg, gli procurò un'ombrellata da un'anziana signora non molto contenta dell'edificio. Si tratta infatti di un progetto rivoluzionario della produzione giovanile di Renzo Piano e Richard Rogers. Era il loro modo per dire basta al fatto che i luoghi della cultura fossero luoghi d'elitè. L'architetto, sempre con fare ironico, dice che li hanno lasciati fare solo perché non avevano capito cosa stessero facendo. L'architettura vive di tempi lunghi, si realizza nel tempo perché interpreta il cambiamento quindi è scomoda. A tal proposito, mi ha colpito molto una frase che ha detto durante questo incontro: 
"La fantasia è come la marmellata, va bene ma un po' per volta, meglio se spalmata su una fetta biscottata". 

Porto di Genova - Fonte immagine: http://www.marcomarcucci.com/Renzo%20Piano/opere.html
Un aspetto del suo discorso che più mi ha affascinato è il rapporto con Genova e il mare, i sogni dell'adolescenza e l'importanza della memoria delle proprie radici. 
Renzo Piano ha vissuto a Genova, città dove il mare e il porto generarono in lui la voglia di scoprire. Allo stesso modo il cinema e la passione per i film western provocano un desiderio non di evasione ma di scoperta di altri mondi. I film e il mare costruiscono l'idea di scappare. Il mare come un'infinito e il cinema come il luogo del sogno, l'incanto, una delle arti più belle. Renzo Piano afferma di amare il fatto di vivere in questa ambiguità. Secondo l'architetto genovese, l'adolescenza vuol dire mettere tutto il vissuto nella memoria e poi si passa l'intera vita a ripassarlo, così si costruiscono le proprie radici che, se vissute con passione, sono piene di desiderio. Più si vivono intensamente le esperienze locali e più queste diventano globali, il tuo timbro, che non è lo stile ma qualcosa di più profondo, il continuo ripassare questa storia che ti appartiene.
Ci descrive il Mediterraneo come un "consommè di culture", un mare che contiene registrati dei suoni, degli odori delle voci e sul piano del visibile ci sono delle tracce che ti restano dentro come la luce e il colore. Mi ha fatto sognare quando ha descritto così il porto: 
il luogo dove tutto vola, la città che si muove, galleggiano le navi, volano i carichi sospesi. L'acqua crea cose belle, crea dei riflessi, tutte queste cose pesano nella memoria".
Infine ha concluso citando Borges: 
"Il lavoro creativo è sospeso tra la memoria e l'oblio". 

Ammiravo già moltissimo Renzo Piano come architetto ma dopo questa conferenza ho iniziato ad apprezzarlo ancora di più perché mi ha emozionato e mi ha fatto scoprire una bellissima visione dell'architettura, che è un po' cinema, un po' poesia ma soprattutto emozioni.


2 commenti:

  1. Anche gli architetti sono artisti e mettono del loro in tutto ciò che fanno, è bella la passione con cui parli dell'incontro che alla fine è la carriera che hai scelto di intraprendere! È sempre bello ascoltare i veri esperti di quello che si studia, perchè riescono sempre a dimostrarci nuove sfaccettature della stessa disciplina che in fondo danno sempre un incentivo in più anche per lo studio :)

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  2. Ciao! Guarda, io non sono un'esperta di Architettura, ma la mia migliore amica è architetto e mi racconta molto di questo suo mestiere. Personalmente credo che si tratti di una forma d'arte, anche se è più difficile per voi, rispetto ad altri artisti, essere realmente liberi, perché avete una serie di variabili scientifiche ed economiche da considerare. Bello il parallelismo con il cinema che hai presentato!
    A presto :-)

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